
Ottobre-Novembre 2026: il trono vacilla, il passato riemerge e la coscienza è chiamata a scegliere
Un mondo attraversato da guerre, proteste e crisi di fiducia nelle istituzioni. Un cielo che riunisce pianeti debilitati, retrogradazioni, Gandānta e antiche combinazioni del Jyotiṣa. Ma anche un mese sacro che ci invita a riscoprire le nostre radici, liberarci dagli attaccamenti e assumere la responsabilità del cambiamento.
27 ottobre 2026. Ieri è iniziato il mese di Kārtika secondo il calendario lunare Pūrṇimānta. È uno dei periodi spiritualmente più importanti dell’anno nella tradizione Vaiṣṇava, un mese dedicato a Dāmodara, la forma di Kṛṣṇa che accetta di lasciarsi legare dall’amore di Madre Yaśodā. Ho già raccontato il significato e le pratiche di questo periodo nell’articolo Kārtika 2026: il mese più sacro dell’anno, quando l’Amore riesce a legare Dio. Oggi vorrei invece osservare il cielo che accompagna questo mese e riflettere su ciò che sta accadendo nel mondo.
Perché, mentre entriamo in un periodo dedicato all’Amore, assistiamo a una crescente inquietudine collettiva. In Medio Oriente continuano i conflitti e le tensioni militari. In Italia e in diverse parti d’Europa si moltiplicano le manifestazioni contro il riarmo, il costo della vita, le difficoltà economiche e le politiche governative. In alcune città del Nord Italia abbiamo assistito a episodi di violenza, mentre in Albania le proteste studentesche hanno assunto una dimensione nazionale, con scontri, arresti e una crescente contestazione dell’autorità politica.
Naturalmente ogni manifestazione ha ragioni differenti, e non sarebbe corretto attribuire tutti questi avvenimenti a una medesima causa. Ma mi sembra di riconoscere un elemento comune: una parte sempre più evidente della popolazione fatica ad avere fiducia nel futuro e nelle istituzioni che dovrebbero rappresentarla. E credo sarebbe un errore osservare queste manifestazioni soltanto attraverso gli episodi di violenza che talvolta le accompagnano. Dietro il disagio possono esserci richieste rimaste inascoltate, frustrazioni accumulate e persone che cercano, con gli strumenti di cui dispongono, di cambiare qualcosa nella propria vita.
Ma che cosa ci racconta il cielo di questo periodo? Nel Jyotiṣa, per comprendere un momento storico, non dobbiamo osservare soltanto il transito di un singolo pianeta. Dobbiamo considerare le dignità dei Graha, le loro relazioni, le Nakṣatra attraversate e le configurazioni che emergono dalla disposizione complessiva dei pianeti. L’astrologia mondiale richiede inoltre ulteriori riferimenti, come le carte delle nazioni e i cicli temporali appropriati. Non possiamo dunque trasformare una corrispondenza simbolica in una prova di causalità o in una previsione inevitabile. Possiamo però utilizzare il linguaggio del cielo per osservare più profondamente il tempo che stiamo vivendo.
E questo cielo merita davvero attenzione.

Il Sole debilitato: la crisi dell’autorità e della leadership
Cominciamo dal Sole, il re dei Graha, perché ritengo che sia una delle chiavi interpretative più importanti di questo periodo. Il 17 ottobre il Sole è entrato nella Bilancia siderale, il proprio Segno di debilitazione (Nīca), dove rimarrà fino al 16 novembre. Proprio intorno al 27 ottobre raggiunge il punto tradizionale della sua massima debilitazione, a 10° della Bilancia.
Ok, questa combinazione accade ogni anno, ma partiamo proprio da qui perché, al Sole debilitato, si aggiungeranno anche altre combinazioni importanti come la retrogradazione di Mercurio e Venere, la debilitazione di Marte, e vari Yoga di grande interesse.
Il Sole rappresenta l’autorità, la sovranità, la leadership, la capacità di governare e assumersi responsabilità. Nella Bilancia, Segno governato da Venere, il principio solare deve confrontarsi con le relazioni, gli accordi, la negoziazione e la necessità di trovare un equilibrio con gli altri. La sua debilitazione può diventare, nella nostra lettura, un’immagine della difficoltà che il potere incontra quando perde il riconoscimento e la fiducia di coloro che dovrebbe proteggere. Il dispositore Venere è retrogrado e “si sente come se fosse” in Ariete (seppure sia in Bilancia) segno ancora di Marte e di tensione. La diplomazia di Venere trova l’ambiente di Marte, e questo crea una contrapposizione forte.
E la crisi della leadership è proprio uno dei temi che sembrano emergere con forza in questo periodo. Negli Stati Uniti, lo scandalo dei file di Jeffrey Epstein continua ad alimentare domande gravissime sul rapporto tra ricchezza, influenza politica, abusi e responsabilità. Nel corso del 2026 sono stati resi pubblici milioni di pagine di documenti, mentre nuove testimonianze di vittime e iniziative parlamentari hanno continuato a chiedere trasparenza. Anche il 26 ottobre sono state pubblicate nuove accuse in un rapporto dei membri democratici della Commissione Giustizia della Camera, riguardanti il presidente Donald Trump e i suoi rapporti con Epstein. Il presidente respinge tali accuse, che devono essere distinte dalle responsabilità giudiziarie già accertate.
Credo sia importante distinguere almeno tre livelli nelle vicende che vengono raccontate. Un primo livello riguarda le persone che intrattenevano con Epstein rapporti economici, professionali o sociali: la semplice presenza di un nome nei documenti non rappresenta una prova di colpevolezza. Un secondo livello riguarda chi avrebbe partecipato, agevolato o beneficiato consapevolmente del traffico sessuale e degli abusi, anche su minorenni, sui quali esistono crimini accertati e ulteriori accuse ancora da verificare. Un terzo livello riguarda testimonianze e racconti su presunte forme ritualizzate di violenza e abusi estremi. Queste ultime accuse, particolarmente gravi, non possono essere considerate fatti accertati senza riscontri adeguati, né attribuite automaticamente alla rete Epstein. Ma possono essere esaminate con serietà, distinguendo le testimonianze dirette dalle informazioni riferite e dalle successive interpretazioni.
È proprio questo il punto: ascoltare una testimonianza attendibile non significa credere indiscriminatamente a ogni affermazione. Significa non liquidarla soltanto perché è scomoda, riguarda persone influenti o descrive qualcosa che facciamo fatica a immaginare. L’attendibilità si valuta attraverso la competenza, l’esperienza diretta, la coerenza del racconto e gli eventuali riscontri. Chi denuncia abusi deve poter essere ascoltato senza essere intimidito, e chi viene accusato deve poter beneficiare di una valutazione rigorosa delle prove.
Un altro fenomeno che alimenta interrogativi sul rapporto tra potere e trasparenza è quello della disclosure degli UAP, i fenomeni anomali non identificati. Negli ultimi anni ex funzionari dell’intelligence, personale militare e informatori hanno portato testimonianze su avvistamenti, programmi riservati e presunte attività sottratte al controllo ordinario delle istituzioni. Alcune dichiarazioni sono state rese anche davanti al Congresso americano. I reportage indipendenti, tra cui quelli di Liberation Times, continuano a raccogliere queste testimonianze e a seguire il problema della protezione degli informatori.
Le affermazioni più straordinarie, come l’esistenza di programmi segreti di recupero di tecnologie non umane, rimangono oggetto di investigazione e non possono essere pubblicamente presentate come fatti dimostrati. Ma le domande sulla trasparenza delle strutture governative, sulla classificazione dei documenti e sulla possibilità che informazioni importanti vengano sottratte al dibattito pubblico sono legittime.
Ed ecco il tema solare che emerge: quanto conosciamo realmente del potere che governa le nostre vite? E chi controlla coloro che esercitano quel potere?
Una società non può chiedere fiducia incondizionata ai cittadini e contemporaneamente sottrarsi alla responsabilità di rendere conto delle proprie azioni. La fiducia dovrebbe nascere dal comportamento, non dalla semplice posizione di autorità.
E ora possiamo vedere i due compagni del Sole in questo periodo, entrambi retrogradi.
Mercurio e Venere retrogradi: quando il passato torna a chiedere spiegazioni
Il quadro astrologico diventa ancora più interessante osservando gli altri pianeti presenti in Bilancia. Mercurio e Venere sono entrambi retrogradi e congiunti al Sole debilitato. Venere ha iniziato la retrogradazione il 3 ottobre, Mercurio il 24 ottobre. Inoltre, Venere è combusto dal 19 al 29 ottobre, mentre Mercurio attraverserà la combustione dal 30 ottobre al 10 novembre.
Nel Jyotiṣa la retrogradazione non deve essere interpretata semplicemente come una debolezza. I pianeti retrogradi possono manifestare una grande intensità, anche attraverso comportamenti insoliti o eccessivi. È come se la loro energia diventasse più insistente e richiedesse un’attenzione particolare.
Mercurio governa la comunicazione, l’informazione, il commercio, gli scambi, l’intelligenza analitica e la capacità di distinguere. Quando diventa retrogrado possiamo riconoscere simbolicamente il rischio di un eccesso o di una carenza di queste qualità. Troppe informazioni, troppe interpretazioni, dichiarazioni che si sovrappongono, comunicazioni contraddittorie. Oppure silenzi, omissioni, difficoltà a comprendere e a farsi comprendere. La vicinanza al Sole debilitato può aggiungere un altro tema: la difficoltà di distinguere una comunicazione finalizzata alla conoscenza da una comunicazione che cerca soprattutto di difendere una posizione di potere: la propaganda.
Ma c’è una qualità della retrogradazione che trovo particolarmente significativa: il pianeta sembra tornare indietro, ripercorrendo una parte del proprio cammino. È un’immagine che possiamo collegare alla necessità di riguardare ciò che è accaduto, riesaminare documenti, rileggere dichiarazioni, ascoltare testimonianze trascurate e riconsiderare le nostre conclusioni. Non per inventare una storia differente, ma per verificare se ciò che sappiamo sia completo. Mercurio ci porta a guardare cosa ci hanno detto e cosa è davvero realtà.
E questo avviene in un momento nel quale il rapporto con l’informazione sta cambiando profondamente. Molti giovani non attendono più il telegiornale per conoscere gli avvenimenti. Utilizzano YouTube, podcast, piattaforme internazionali, social network e giornalisti indipendenti. Possono ascoltare direttamente una testimonianza in inglese, confrontare versioni differenti e consultare documenti che magari ricevono poca attenzione nell’informazione nazionale. Il Digital News Report 2026 del Reuters Institute conferma che, fra i giovani adulti, social e piattaforme video sono diventati canali principali di accesso alle notizie.
Questo non significa che le informazioni alternative siano necessariamente più attendibili. Anche i canali indipendenti possono sbagliare, manipolare o cercare di alimentare emozioni per ottenere attenzione. Ma significa che non possiamo più pensare che poche organizzazioni giornalistiche rappresentino l’intero panorama della conoscenza disponibile. Il lavoro di Mercurio è proprio quello di confrontare, verificare e discernere, senza consegnare ciecamente la nostra capacità di giudizio a nessuno.
Venere retrograda introduce una dimensione differente. Venere rappresenta le relazioni, il piacere, l’amore, i valori e la capacità di trovare armonia. Durante la retrogradazione possono riemergere vecchi rapporti, incomprensioni mai risolte, desideri repressi o insoddisfazioni che pensavamo di avere superato. Talvolta possiamo osservare una tendenza verso la rinuncia, altre volte verso un’eccessiva ricerca del piacere, dell’intimità o della soddisfazione sensoriale. Ciò che sembrava appagante può improvvisamente perdere valore, mentre qualcosa che avevamo dimenticato torna a chiedere attenzione.
Mercurio e Venere sono i due pianeti rājasici nella classificazione tradizionale dei Graha. Il rajas è la qualità dell’attività, del desiderio e della ricerca di risultati. E osserviamo quanto la nostra società moderna sia costruita proprio attorno a molte delle qualità rappresentate da questi pianeti: commercio, produzione, accumulazione di ricchezza, consumo, piacere e soddisfazione dei desideri.
Quando entrambi diventano retrogradi, possiamo leggere simbolicamente una revisione di queste fondamenta. Abbiamo moltiplicato gli strumenti di comunicazione, ma siamo diventati più capaci di ascoltarci? Abbiamo aumentato la disponibilità di beni e servizi, ma siamo realmente più soddisfatti? Abbiamo trasformato il piacere in uno degli obiettivi principali della vita, ma siamo diventati più capaci di amare?
Nell’approccio ai Cakra che insegno, Mercurio è associato al primo centro energetico, Mūlādhāra, mentre Venere è collegata al secondo, Svādhiṣṭhāna. Sono le basi materiali della nostra esistenza: sostegno, sicurezza, radicamento, relazione, piacere e capacità di accogliere la vita. E proprio queste fondamenta sembrano oggi attraversate da una profonda instabilità. La paura di perdere il lavoro, la casa, il sostentamento. Le difficoltà relazionali, il senso di solitudine e la ricerca continua di qualcosa che possa compensare un vuoto interiore.
Forse dietro tanto malcontento non troviamo soltanto il desiderio di avere di più. Troviamo anche il bisogno di sentirci finalmente sostenuti e amati. Troviamo quei bisogni necessari della piramide di Maslow che sono messi costantemente in seria discussione.
I Saṁkhyā Yoga: tra il richiamo della terra e i lacci che ci trattengono
C’è un’altra configurazione astrologica che ritengo particolarmente interessante e che rischierebbe di passare inosservata se ci limitassimo a studiare le condizioni dei singoli pianeti. Mi riferisco ai Nābhasa Saṁkhyā Yoga, antiche combinazioni che descrivono la disposizione complessiva dei sette Graha visibili nei dodici Segni zodiacali.
Ne parlo approfonditamente nel mio corso I 5 segreti dell’Astrologia Vedica, nel quale dedico una lezione proprio a queste configurazioni e alla loro relazione con la personalità, le motivazioni e le strutture più profonde della mente.
La loro costruzione è relativamente semplice: si osserva in quanti Segni sono distribuiti i sette pianeti visibili, dal Sole a Saturno, senza includere Rāhu e Ketu. Da questa distribuzione derivano sette forme, ciascuna con un significato particolare. Naturalmente, nella lettura classica della carta natale dobbiamo rispettare anche le precedenze previste fra le diverse categorie di Nābhasa Yoga. Applicare i Saṁkhyā Yoga al cielo dei transiti è una naturale estensione interpretativa, utile per contemplare la qualità simbolica del periodo.
Nel Bṛhat Jātaka, Varāhamihira descrive queste combinazioni nel capitolo dedicato ai Nābhasa Yoga. Una delle più interessanti è Kedāra Yoga, che si forma quando i sette Graha occupano quattro Segni. Kedāra significa campo coltivato, terra agricola, e la sua interpretazione classica richiama il lavoro della terra e la capacità di produrre qualcosa di utile anche per gli altri.
Kedāra possiede dunque un significato molto concreto. Ci riporta al nutrimento, all’agricoltura, al lavoro necessario per sostenere la vita e al rapporto con Madre Terra. Non si tratta soltanto di un’immagine bucolica o di un generico desiderio di vivere nella natura. La terra rappresenta ciò da cui dipendiamo materialmente, ciò che coltiviamo e ciò che dobbiamo imparare a custodire per poter continuare a vivere.
Il 25 ottobre il cielo è passato da Śūla Yoga a Kedara Yoga. Śūla Yoga è retto da Marte e incentiva l’azione, il conflitto, il dibattito. È interessante osservare questo movimento proprio mentre, in diverse parti d’Europa, le manifestazioni richiamano problemi legati al costo della vita, al diritto alla casa, alla disponibilità delle risorse e alle condizioni del lavoro. Non tutte le proteste riguardano l’agricoltura o l’ambiente, naturalmente, ma il rapporto fra persone, territorio e mezzi fondamentali di sostentamento è uno dei temi che emergono. Kedara è retto da Mercurio e Mercurio è legato, come abbiamo detto al primo Chakra.
Kedāra ci invita a domandarci quanto ci siamo allontanati da ciò che sostiene realmente la nostra vita. Possiamo costruire sistemi economici sempre più complessi, ma continuiamo ad avere bisogno di acqua, terra, cibo, aria pulita, relazioni e comunità. Possiamo accumulare ricchezze finanziarie, ma nessuna ricchezza potrà sostituire una terra fertile capace di nutrirci.
Trovo interessante anche il fatto che alcune contestazioni contemporanee riguardino il modo in cui il territorio viene trasformato e utilizzato. In Albania, per esempio, nei mesi precedenti alle manifestazioni studentesche vi sono state proteste contro progetti di sviluppo turistico di aree costiere. È una questione che riguarda non soltanto l’economia, ma il diritto delle comunità di riconoscersi nella propria terra e partecipare alle decisioni sul suo futuro.
Nel metodo interpretativo che insegno, il Kāraka di Kedāra Yoga è Mercurio. Ed ecco una corrispondenza sorprendente: proprio mentre il cielo forma Kedāra, Mercurio è retrogrado, vicino al Sole debilitato e prossimo alla combustione. Il pianeta della comunicazione, del commercio e dell’organizzazione delle risorse è chiamato simbolicamente a riguardare il passato, mentre il cielo assume una configurazione che ci riconduce al lavoro agricolo e alle fondamenta materiali della vita.
Ma il cielo non rimane fermo in Kedāra. Il 31 ottobre, con l’ingresso di Giove in Leone, si formerà brevemente Pāśa Yoga, prima di un nuovo ritorno a Kedāra nella stessa giornata. Il 5 novembre Pāśa tornerà nuovamente, e nelle settimane successive la disposizione dei pianeti alternerà questa configurazione ad altre, in particolare Dāma Yoga.
Pāśa si forma quando i sette Graha occupano cinque Segni. Il suo nome significa laccio, corda, legame, ed è proprio attraverso questa immagine che possiamo comprenderne uno dei significati più profondi.
Un laccio può trattenere qualcosa, ma può anche creare un collegamento. I legami non sono necessariamente negativi: senza relazioni, responsabilità e appartenenza non potremmo costruire una società. Il problema nasce quando ciò che inizialmente ci sostiene diventa qualcosa da cui non riusciamo più a separarci.
Pāśa richiama quindi, nella lettura che propongo, le zone di comfort e gli attaccamenti che ci trattengono. Sono situazioni nelle quali possiamo rimanere per anni non perché siamo davvero felici, ma perché abbiamo imparato a conviverci. Dipendenze economiche, abitudini, relazioni insoddisfacenti, convinzioni alle quali non vogliamo rinunciare e strutture che ci offrono sicurezza, ma limitano la nostra libertà.
A volte il laccio più resistente non è quello che ci fa soffrire apertamente. È quello che ci trattiene senza darci abbastanza fastidio da spingerci a cambiare.
E qui ritroviamo un altro collegamento astrologico particolarmente interessante. Nel metodo che seguo, il Kāraka di Pāśa Yoga è Venere. Proprio Venere che, in questo periodo, è retrograda e combusto, e che il 5 novembre rientrerà in Vergine, il proprio Segno di debilitazione.
Il pianeta del piacere, del desiderio e delle relazioni diventa il significatore di una configurazione che ci invita a riconoscere i nostri attaccamenti. È come se il cielo ci chiedesse di osservare con attenzione quanto siamo disposti a sacrificare della nostra libertà pur di non rinunciare a una forma di piacere o sicurezza.
E il 5 novembre, quando Venere entrerà in Vergine, si formerà anche un Parivartana con Mercurio, che rimarrà in Bilancia. Lo scambio dei Segni durerà fino al 22 novembre, creando un rapporto ancora più stretto tra i due Graha rājasici.
Questa è una delle configurazioni che considero più significative del periodo: Kedāra ci richiama alla terra e al sostegno autentico; Pāśa ci mostra i legami che possono allontanarci dalla nostra libertà. E i loro Kāraka, Mercurio e Venere, sono proprio i due pianeti retrogradi che ci chiedono di riesaminare i fondamenti, in termini di bisogni primari, della nostra società.
Potremmo leggere questo movimento anche come un conflitto tra due desideri collettivi. Da una parte il bisogno di ritrovare un rapporto più naturale con la vita, con il territorio e con ciò che è realmente necessario. Dall’altra la difficoltà di abbandonare un sistema di abitudini, consumi e dipendenze che continuiamo ad alimentare anche quando ne riconosciamo i limiti.
Il 9 novembre comparirà anche Dāma Yoga, formato dalla distribuzione dei sette Graha in sei Segni. La sua simbologia classica richiama, fra le altre cose, il dono e il contributo agli altri. È interessante che, dopo il confronto fra Kedāra e Pāśa, emerga anche questa possibilità: uscire dagli attaccamenti non significa necessariamente rinunciare a ogni legame, ma imparare a trasformarli in relazioni di sostegno, servizio e condivisione.
In fondo, Madre Terra non ci insegna ad accumulare senza limite. Ci insegna a ricevere, coltivare e restituire.
Il Gandānta di Ketu: quando un nodo antico comincia a sciogliersi
Il 26 ottobre, proprio all’inizio di Kārtika, Ketu è entrato nel Gandānta, avvicinandosi al confine tra Leone e Cancro. È un passaggio particolarmente delicato, perché riguarda una zona di giunzione fra i Segni d’Acqua e di Fuoco, dove termina una Nakṣatra e ne comincia un’altra. Sempre in queste posizioni Ketu incontrerà anche Giove e Marte.
Il termine Gandānta richiama il nodo posto alla fine di qualcosa. Nella lettura astrologica queste regioni rappresentano soglie nelle quali qualità differenti della natura si incontrano, creando condizioni che possono richiedere una trasformazione profonda.
Ketu possiede già una natura separativa. È associato alla rinuncia, alla liberazione, al passato remoto e alle impressioni profonde che continuano a condizionarci. Quando entra nel Gandānta, possiamo immaginare simbolicamente un nodo antico che viene sollecitato e comincia lentamente a sciogliersi.
Ma quando un nodo si scioglie, ciò che era trattenuto può emergere. E questo può riguardare tanto la nostra vita individuale quanto, in una lettura collettiva, tensioni storiche e sociali che non hanno trovato una soluzione.
C’è però un aspetto ulteriore: Ketu si muove molto lentamente. Non dobbiamo immaginare il Gandānta come un evento che si esaurisce in una giornata. Questo passaggio coinvolge un periodo significativo, durante il quale Ketu incontrerà anche Giove e Marte, prima di entrare nel Cancro siderale il 25 novembre.
Nello stesso periodo Giove sta completando il proprio transito in Cancro, il Segno della sua esaltazione. Dall’8 ottobre ha attraversato anche lui il Gandānta e dal 27 ottobre è entrato nella Rāśi Sandhi, preparandosi al passaggio in Leone del 31 ottobre. È quindi un Giove che, pur provenendo da una condizione di grande dignità, si trova a superare una soglia. Il Rāśi Sandhi è un momento importante di grande instabilità per Giove e, essendo il pianeta dell’etere che tiene tutto insieme, può facilmente creare fratture e tensioni nei gruppi e fra le persone.
Giove rappresenta il Guru, la saggezza e il dharma. La sua forza non consiste soltanto nel possedere conoscenza, ma nella capacità di applicarla al momento opportuno. E proprio questo principio sarà chiamato a confrontarsi con Ketu e Marte nei primi gradi del Leone. Con ognuno di questi Pianeti, Giove creerà una combinazione molto particolare, che vale la pena studiare.

Maghā, i Pitṛ e il trono: chi è davvero degno di governare?
Il 31 ottobre Giove entrerà nel Leone siderale, nella Nakṣatra Maghā, dove si trova Ketu. Entrambi in Gaṇḍānta. Il 12 novembre i due Graha raggiungeranno la congiunzione esatta. Nella stessa giornata del 12 anche Marte entrerà in Leone, incontrando Ketu il 14 novembre e Giove il 16. Tutti e tre in Gaṇḍānta!
Maghā è la decima Nakṣatra, governata ancora da Ketu e associata ai Pitṛ, gli antenati. Il suo simbolo è il seggio regale, il trono. Richiama la successione, l’eredità, la nobiltà, la memoria di coloro che ci hanno preceduto e il rapporto con l’autorità ricevuta.
Un re non nasce dal nulla. Riceve una posizione, un regno, una storia e una responsabilità. Il trono esisteva prima di lui e dovrebbe continuare a esistere dopo di lui. Non rappresenta soltanto un privilegio personale, ma una funzione che supera l’individuo che temporaneamente lo occupa.
Ed ecco una corrispondenza astrologica particolarmente significativa: Giove, Marte e Ketu si incontreranno in Maghā in una posizione di Gaṇḍānta proprio mentre il Sole, reggente del Leone e significatore dell’autorità, si trova debilitato in Bilancia.
Ecco che qui possiamo capire perché abbiamo iniziato a parlare del Sole. Da una parte abbiamo il trono, gli antenati, la continuità del potere e la memoria delle generazioni. Dall’altra il principio solare dell’autorità che attraversa una condizione di debolezza. Possiamo leggere questa configurazione come una domanda sulla legittimità del potere: chi occupa il trono ricorda ancora da chi ha ricevuto la propria autorità e per quale scopo dovrebbe esercitarla?
Nel pensiero vedico il sovrano dovrebbe essere un custode del dharma. Il suo compito non consiste semplicemente nell’imporre la propria volontà, ma nel mantenere l’ordine, amministrare la giustizia e proteggere la comunità. Non solo, dovrebbe essere leader con l’esempio e vivere in prima linea il suo regno. Quando un governante comincia a identificarsi completamente con il trono o con la poltrona, può dimenticare che quella posizione gli è stata affidata per una responsabilità che lo supera e non per godere dei benefici che ha ottenuto.
Il potere può allora trasformarsi in una droga, in qualcosa da conservare a ogni costo, anche quando questo comporta tradire i principi che avrebbero dovuto legittimarlo.
Maghā ci invita a ricordare che non tutto ciò che ereditiamo merita di essere conservato immutato. Alcune eredità devono essere custodite; altre devono essere comprese, corrette e trasformate. Una tradizione rimane viva quando è capace di trasmettere il proprio significato, non quando pretende obbedienza soltanto perché è antica.
Ed è proprio in questa Nakṣatra che incontreremo il Guru-paramparā Yoga.
Giove e Ketu: Guru-paramparā Yoga e il ritorno alla conoscenza antica
Nella tradizione astrologica che seguo, la congiunzione di Giove e Ketu viene interpretata come Guru-paramparā Yoga, una combinazione che richiama il collegamento con la successione spirituale dei maestri e con la conoscenza antica custodita attraverso le generazioni.
Giove rappresenta il Guru, il dharma e il discernimento. Ketu è associato al passato remoto, alla rinuncia alle identificazioni materiali e alla possibilità di accedere a una conoscenza che supera la nostra esperienza immediata. La posizione in Maghā ci collega ai Pitṛ, gli antenati, e al principio della successione.
Quando questi tre significati si incontrano, possiamo riconoscere un invito a ritrovare le nostre radici più profonde.
Ognuno di noi riceve un’eredità attraverso la linea paterna e quella materna. Ma quando entriamo in un’autentica tradizione spirituale possiamo collegarci anche a una terza linea, quella dei nostri maestri, dei maestri dei nostri maestri e di tutti coloro che hanno custodito la conoscenza prima di noi. È la guru-paramparā, una successione di antenati spirituali. Persone che hanno tramandato la conoscenza dall’inizio del cosmo ad ora, passandosela di mano in mano.
A livello mondiale, questa configurazione potrebbe accompagnare un rinnovato interesse verso le civiltà antiche, le tradizioni sapienziali, le scienze tradizionali, i testi dimenticati e la ricostruzione di vicende storiche ancora poco conosciute. Potrebbero emergere documenti, testimonianze o ricerche capaci di ampliare la nostra comprensione del passato, l’origine dell’uomo sulla Terra, e indurci a riconsiderare alcune interpretazioni consolidate.
Mi domando se proprio durante questo periodo non potremmo assistere anche a nuove informazioni riguardanti gli UAP, ulteriori rilasci di documenti, dichiarazioni di informatori oppure esperienze che invitino l’umanità a considerare una visione più ampia dell’universo.
Non perché il Guru-paramparā Yoga dimostri o indichi l’esistenza di civiltà extraterrestri o di programmi governativi segreti, ma perché il suo simbolismo richiama proprio il confronto con una conoscenza che supera i limiti di ciò che pensavamo di sapere.
Nei testi della cultura vedica antica, troviamo in ogni pagina, la memoria di una civiltà che era in stretto contatto con l’armonia dell’universo. La cosmologia vedica ci presenta un universo straordinariamente vasto, popolato da differenti categorie di esseri e da molteplici sistemi planetari. La tradizione spirituale ci invita da millenni a non ridurre l’intera realtà all’esperienza umana terrestre.
La vera conoscenza non dovrebbe rinchiuderci in una convinzione ristretta. Dovrebbe renderci più capaci di ascoltare, osservare e comprendere chi veramente siamo.

Marte e Ketu: Piśāca Yoga e la rabbia accumulata
Pochi giorni dopo l’incontro tra Giove e Ketu, avremo una configurazione di natura molto differente. Il 5 novembre Marte entrerà nel Gandānta, lasciando gradualmente il Cancro, il proprio Segno di debilitazione. Il 12 novembre entrerà in Leone, anche lui nella Nakṣatra Maghā, per raggiungere la congiunzione esatta con Ketu il 14 novembre. Come abbiamo detto entrambi i Pianeti si trovano in Gaṇḍānta.
Nell’insegnamento astrologico che seguo, l’associazione tra Marte e Ketu viene collegata al Piśāca Yoga, una configurazione che può esprimere forze aggressive difficili da controllare, impulsi improvvisi e rabbia repressa.
Marte rappresenta il coraggio, la forza, l’azione e la capacità di difendersi. Ketu separa, recide e può rendere improvvisa l’espressione di ciò che per lungo tempo è rimasto nascosto. Quando si incontrano, la forza di Marte può manifestarsi senza il consueto riferimento al discernimento, soprattutto se esistono tensioni precedentemente accumulate.
Penso a quanto è accaduto negli ultimi anni. Le restrizioni durante la pandemia, le paure legate alla salute, le difficoltà economiche legate alle crisi, il timore di nuove guerre e il crescente malcontento verso le istituzioni hanno lasciato tracce differenti e profonde nelle persone. Non tutti hanno vissuto queste esperienze nello stesso modo, ma per alcuni hanno rappresentato periodi di forte frustrazione, impotenza e perdita di fiducia. Direi dei veri propri traumi.
Una rabbia che non trova una via di espressione consapevole non necessariamente scompare. Anzi. Può accumularsi e rimanere sotto la superficie fino a quando qualcosa diventa l’occasione per manifestarla. A volte basta un episodio apparentemente piccolo per provocare una reazione molto più intensa del previsto, perché quella reazione contiene tensioni che risalgono a molto tempo prima.
In una lettura di astrologia mondiale, la congiunzione tra Marte e Ketu può diventare un’immagine di questo processo che si manifesta nell’inconscio collettivo. Non significa che assisteremo necessariamente a nuove violenze o rivolte, anche se l’energia marziale sarà forte, ma richiama soprattutto una chiamata a non lasciare che la frustrazione diventi la principale guida delle nostre azioni.
La fase più stretta della congiunzione sarà relativamente breve. Tuttavia, i problemi collettivi che possiamo collegare simbolicamente a questo transito non nascono e non scompaiono con esso.
E c’è un altro particolare importante: mentre Marte si congiunge a Ketu, entra anche in lotta planetaria con Giove. E questo aggiunge altro brio al momento.
Il Graha Yuddha tra Marte e Giove: la forza può ascoltare la saggezza?
Dal 13 al 19 novembre Marte e Giove saranno coinvolti in un Graha Yuddha, una lotta planetaria dovuta alla loro estrema vicinanza longitudinale. La congiunzione esatta avverrà il 16 novembre, sempre nella Nakṣatra Maghā. Questo è un momento da osservare con attenzione.
Il Graha Yuddha è una condizione astrologica studiata anche nella Saṁhitā, la branca del Jyotiṣa dedicata, fra le altre cose, ai fenomeni collettivi. Varāhamihira ne tratta nella Bṛhat Saṁhitā, collegando le condizioni dei pianeti anche alle vicende dei regni e dei governanti.
Dal punto di vista simbolico, il confronto tra Marte e Giove è particolarmente significativo. Marte rappresenta l’azione, la forza e la capacità di intervenire. Giove rappresenta la saggezza, il dharma e la capacità di riconoscere ciò che è giusto. Quando questi due pianeti entrano in un Graha Yuddha, possiamo riflettere sul rapporto tra la volontà di agire e la necessità di comprendere.
La forza viene guidata dalla conoscenza? Oppure cerca di imporsi su di essa? E la saggezza è capace di tradursi in azione oppure rimane un ideale che non riesce a modificare la realtà?
È interessante osservare che proprio il 16 novembre il Sole entrerà in Scorpione, mentre Marte si troverà in Leone. Si formerà così un * Parivartana* tra Sole e Marte, destinato a durare fino al 16 dicembre. Il Sole occuperà un Segno governato da Marte e Marte il Segno governato dal Sole.
Questo scambio introduce una nuova relazione tra l’autorità e la forza dell’azione. Il Sole uscirà dalla debilitazione e Marte avrà ormai lasciato la propria condizione di debolezza in Cancro. Non significa automaticamente che i conflitti si risolveranno o che le istituzioni diventeranno più stabili, ma indica un cambiamento significativo nel modo in cui queste energie si collegano. L’autorità potrebbe prendere in mano la situazione e ribaltare la sua situazione di debolezza impiegando Marte per uscirne. Marte può azione attiva, coinvolgimento delle forze dell’ordine, controllo.
Proprio mentre la forza e la saggezza attraversano il Graha Yuddha, l’autorità e l’azione entrano in uno scambio reciproco dei Segni. È una configurazione che ci invita a osservare come verranno utilizzate le energie disponibili: Marte verrà usato per rafforzare le divisioni oppure per costruire un ordine più giusto?
Quale scelta compiranno i governi, le istituzioni o le persone? Ma la domanda più importante è: quale scelta intendiamo compiere noi?

Il 25 novembre: Rāhu e Ketu cambiano Segno
Un altro passaggio fondamentale arriverà il 25 novembre, quando Rāhu entrerà nel Capricorno siderale e Ketu nel Cancro. Probabilmente il passaggio più importante di quest’anno.
Il movimento dei nodi è particolarmente rilevante perché avviene lentamente e modifica l’asse simbolico lungo il quale operano per più di un anno e mezzo. Rāhu tende ad amplificare il desiderio, l’ambizione e la ricerca di esperienze ovunque si trovi. Ketu tende invece alla separazione, all’interiorizzazione e alla revisione delle identificazioni.
Il nuovo asse Cancro-Capricorno è particolarmente interessante per il momento storico che stiamo attraversando. Il Capricorno richiama le strutture, le organizzazioni, le gerarchie, le responsabilità e i sistemi materiali che sostengono la società. Il Cancro rappresenta la casa, la famiglia, le radici, la sicurezza e il bisogno di appartenenza.
Potremmo leggere questo transito come un confronto tra le strutture del potere e i bisogni fondamentali delle persone. Tra ciò che le istituzioni chiedono ai cittadini e ciò che i cittadini chiedono alle istituzioni.
Ketu in Cancro potrebbe richiamare una revisione profonda delle nostre radici e del modo in cui cerchiamo sicurezza. Rāhu in Capricorno potrebbe intensificare il rapporto con le strutture organizzate, le ambizioni e le responsabilità collettive, portandoci a interrogarci sul loro funzionamento.
È un transito lungo, che meriterà un approfondimento specifico. Per ora mi sembra significativo che il cambio dei nodi avvenga dopo settimane nelle quali Mercurio, Venere, il Sole, Giove e Marte hanno già richiamato, attraverso configurazioni differenti, il rapporto tra autorità, sicurezza, desiderio, libertà e responsabilità.
Il vero voto: quello che esprimiamo attraverso la nostra coscienza
Vorrei concludere con una riflessione che considero essenziale.
Quando osserviamo il mondo, rischiamo di convincerci di non poter fare nulla. I governi prendono decisioni, le grandi organizzazioni economiche influenzano le scelte, le guerre proseguono e le persone comuni sembrano avere poco spazio per modificare il corso degli eventi.
Ogni tanto ci viene chiesto di votare, scegliendo un rappresentante o esprimendoci attraverso un referendum. Sono strumenti che possono avere un valore reale, ma dobbiamo anche domandarci se la nostra libertà possa davvero esaurirsi nella scelta fra alternative già definite all’interno di un sistema.
Il fatto di partecipare a un’elezione non significa necessariamente approvare ogni aspetto delle istituzioni esistenti, così come il non parteciparvi non produce automaticamente un cambiamento. Ma la domanda rimane: se desideriamo un mondo profondamente diverso, possiamo limitarci ad agire soltanto negli spazi che altri hanno predisposto per noi?
Se vogliamo cambiare qualcosa, dobbiamo essere disposti a modificare anche il modo in cui viviamo.
Non possiamo desiderare una società meno dipendente dal consumo e continuare ad alimentare inconsapevolmente ogni nostra dipendenza. Non possiamo desiderare relazioni più autentiche senza cambiare il modo in cui ascoltiamo e trattiamo gli altri. Non possiamo desiderare una società più giusta senza assumerci almeno una parte della responsabilità di costruirla.
Come potrebbe avvenire un vero cambiamento se tutto continuasse a rimanere esattamente com’è?
Sarebbe un controsenso.
E qui ritorniamo ai Saṁkhyā Yoga. Kedāra ci invita a riscoprire il rapporto con la terra e con ciò che sostiene realmente la vita. Pāśa ci chiede di riconoscere i legami che ci trattengono, anche quando sono diventati così familiari da non darci più fastidio. Dāma ci ricorda il valore del dono e della condivisione. Non basta desiderare un nuovo modo di vivere: dobbiamo iniziare a coltivarlo.
Nella visione vedica l’universo non è soltanto una struttura materiale priva di coscienza. Esistono gli amministratori cosmici, i Deva, e nel cuore di ogni essere vivente risiede il Paramātmā, il Divino che accompagna e osserva il nostro cammino.
La Bhagavad-gītā 13.23 descrive il Signore come testimone, colui che osserva, permette e sostiene. E al verso 18.61 Kṛṣṇa afferma che il Signore Supremo risiede nel cuore di tutti gli esseri viventi.
Mi piace pensare che, accanto ai voti che esprimiamo nella società, esista anche una sorta di televoto cosmico. Un voto interiore che esprimiamo continuamente attraverso le intenzioni, i desideri, le scelte e le azioni. Non un sistema meccanico attraverso il quale pretendiamo di conoscere o controllare la volontà divina, ma un’immagine per ricordare che nulla di ciò che coltiviamo nella nostra coscienza è privo di significato.
Ogni volta che riconosciamo un’ingiustizia e decidiamo di non alimentarla, stiamo esprimendo un orientamento. Ogni volta che rinunciamo a un comportamento che danneggia gli altri, stiamo modificando il nostro contributo al mondo. Ogni volta che scegliamo la verità, la compassione e la responsabilità, stiamo partecipando alla costruzione di una realtà differente.
Ma non possiamo fermarci all’intenzione. Il voto interiore acquista forza quando diventa comportamento.
Non serve attendere di occupare una posizione importante per iniziare. Possiamo cambiare il modo in cui consumiamo, comunichiamo, lavoriamo, scegliamo le nostre relazioni e utilizziamo il tempo. Possiamo informarci meglio, sostenere chi cerca giustizia, prenderci cura del territorio e imparare a riconoscere le esigenze degli altri.
Possiamo anche dire di no. No a ciò che riconosciamo come ingiusto, alla violenza, alla manipolazione, all’idea che il nostro compito sia soltanto accettare passivamente ciò che viene deciso.
Ma dobbiamo imparare a dire di no senza trasformare la rabbia nella guida della nostra vita.
Kārtika: il potere che accetta di essere legato dall’Amore
Ed eccoci nuovamente al mese di Kārtika.
Trovo straordinario che proprio mentre osserviamo un cielo così concentrato sul potere, sull’autorità e sui conflitti, la tradizione spirituale ci inviti a meditare sulla storia di Dāmodara.
Nello Śrīmad-Bhāgavatam 10.9, Madre Yaśodā cerca di legare il piccolo Kṛṣṇa con una corda. Ogni volta la corda risulta troppo corta, finché Kṛṣṇa, vedendo lo sforzo e l’amore di sua madre, accetta di lasciarsi legare.
Colui che non può essere limitato dall’universo intero si lascia conquistare dall’Amore.
Pensiamo a quanto sia differente questa immagine da quella del potere che incontriamo abitualmente. Nel mondo materiale il potere viene spesso associato alla capacità di possedere, comandare, controllare e difendere la propria posizione. Kṛṣṇa, invece, manifesta una grandezza che non ha bisogno di dominare.
Il 10 novembre celebreremo anche Govardhana Pūjā. In questo racconto Indra, ferito nel proprio orgoglio, scatena una tempesta devastante contro gli abitanti di Vraja. Kṛṣṇa risponde sollevando Govardhana e offrendo protezione a tutta la comunità.
Indra possiede un’autorità cosmica, ma in quel momento la utilizza in maniera dominata dall’orgoglio. Kṛṣṇa gli mostra che il potere autentico deve servire a proteggere, non a punire chi mette in discussione il nostro prestigio.
È un insegnamento che riguarda i governanti, ma anche ciascuno di noi. Riguarda le famiglie, gli insegnanti, i maestri spirituali, le comunità e chiunque abbia ricevuto una responsabilità verso gli altri.
Nella Bhagavad-gītā 16.21, Kṛṣṇa parla di tre cancelli che conducono alla distruzione di sé stessi: kāma, il desiderio incontrollato; krodha, la collera; e lobha, l’avidità. Sono forze che riconosciamo facilmente quando osserviamo gli abusi del potere, ma la Gītā ci invita a cercarle anche dentro di noi.
Possiamo opporci all’avidità senza esserne dominati? Possiamo desiderare giustizia senza alimentare odio? Possiamo riconoscere il dolore degli altri senza trasformarlo in un nuovo motivo di divisione?
Il cielo di novembre, con Mercurio e Venere retrogradi, il Gandānta di Ketu, il Guru-paramparā Yoga, il Piśāca Yoga e il Graha Yuddha tra Marte e Giove, ci presenta una serie di configurazioni che richiamano proprio questi interrogativi. Ma il Jyotiṣa non dovrebbe renderci spettatori impauriti di un destino già scritto. Dovrebbe aiutarci a osservare con maggiore attenzione il tempo che stiamo vivendo e a riconoscere la responsabilità che abbiamo nel modo di attraversarlo.
Durante Kārtika accendiamo una lampada a Dāmodara. Quest’anno mi piacerebbe che quella lampada rappresentasse anche una scelta consapevole.
La scelta di non vivere nella paura, di non lasciare che la rabbia decida per noi, di non consegnare ciecamente la nostra coscienza a un’autorità, ma di sviluppare conoscenza, discernimento e amore.
Il mondo nel quale viviamo non è separato da ciò che siamo e da ciò che facciamo. Le nostre scelte quotidiane contribuiscono, nel loro piccolo, a mantenerlo com’è oppure a trasformarlo.
Se desideriamo un cambiamento autentico, non possiamo aspettarci che tutto cambi senza essere disposti a muovere un dito.
Armiamoci allora di coscienza, di amore e di fratellanza. Abbiamo bisogno di una forza capace di proteggere, non di distruggere; di una conoscenza capace di unire, non di dividere; e del coraggio necessario per abbandonare gli attaccamenti che ci impediscono di vivere secondo i nostri valori.
Cominciamo dalla nostra casa, dalle nostre relazioni, dal nostro rapporto con Madre Terra e dalle piccole decisioni che prendiamo ogni giorno.
Perché un mondo migliore non deve rimanere soltanto una speranza rivolta al futuro.
Possiamo iniziare a costruire un piccolo paradiso già oggi, per noi e per gli altri.
Vi auguro un sacro mese di Kārtika.