In questi giorni di Pitṛ Pakṣa stiamo parlando molto degli antenati, della linea materna e della linea paterna, di ciò che riceviamo attraverso la famiglia e di ciò che, attraverso la nostra vita, possiamo trasformare.

Ed è molto significativo per me essere stato proprio in questi giorni a Prabhupāda Deśa insieme al mio maestro. Perché questa mattina mi è venuta una riflessione: in realtà, quando iniziamo seriamente un cammino spirituale, alle due linee dei nostri antenati se ne aggiunge una terza.

Normalmente siamo il punto d’incontro di due grandi lignaggi. Da una parte nostra madre e, dietro di lei, i suoi genitori, i loro genitori e così via. Dall’altra nostro padre e tutta la linea che lo precede. Attraverso queste due correnti riceviamo il corpo, il patrimonio genetico, parte della struttura psichica e quella particolare storia familiare dentro la quale ci troviamo a vivere. Nel Jyotiṣa osserviamo questa eredità anche attraverso le Carte divisionali collegate alla linea materna e paterna.

Ma quando incontriamo un autentico percorso spirituale accade qualcosa di diverso. Entriamo in una paramparā, una successione disciplica.

C’è il nostro maestro. Dietro di lui c’è il suo maestro. Dietro il suo maestro c’è il maestro del suo maestro. E continuando a risalire troviamo una vera e propria genealogia spirituale, fatta di persone che hanno ricevuto una conoscenza, l’hanno realizzata nella propria vita e poi l’hanno trasmessa alla generazione successiva.

Il momento nel quale veniamo formalmente accolti all’interno di questa linea è tradizionalmente collegato alla dīkṣā, l’iniziazione spirituale. Da quel momento il guru assume anche la funzione di un padre o di una madre spirituale. E, se vogliamo utilizzare l’immagine dell’albero genealogico che stiamo contemplando durante Pitṛ Pakṣa, allora improvvisamente abbiamo anche nonni, bisnonni e trisavoli spirituali: i maestri che hanno preceduto il nostro maestro nella paramparā.

Mi piace pensare a questa come alla nostra terza linea ancestrale.

Le prime due linee ci hanno consegnato qualcosa attraverso il corpo. Il DNA, una famiglia, una cultura, delle predisposizioni, delle benedizioni e anche un determinato scenario karmico. La linea spirituale ci consegna invece qualcosa che non passa attraverso il sangue: la conoscenza.

Guru dopo guru, discepolo dopo discepolo, qualcosa viene custodito e trasmesso.

E questa differenza è bellissima. Le linee materiali ci permettono di entrare nel mondo e fare esperienza del nostro karma. La paramparā ci consegna invece gli strumenti per comprendere chi siamo al di là di quel karma e, progressivamente, liberarci dalle identificazioni che ci tengono legati ad esso.

Per questo essere qui proprio durante Pitṛ Pakṣa, vicino al mio maestro, mi fa vedere il tema degli antenati da una prospettiva un po’ diversa. Posso guardare indietro verso mio padre, mia madre, i miei nonni e tutte le generazioni che mi hanno permesso di ricevere questo corpo. Ma posso anche guardare verso un’altra genealogia: quella degli insegnanti attraverso i quali ho ricevuto una conoscenza che non proviene dalla mia famiglia biologica.

E abbiamo bisogno di entrambe le cose.

Dalle nostre linee familiari riceviamo il veicolo con il quale attraversare questa vita. Dalla linea spirituale riceviamo una direzione per utilizzarlo.

Durante questi ultimi giorni di Pitṛ Pakṣa possiamo quindi continuare il lavoro che abbiamo iniziato. Ricordare i nostri antenati, ringraziare quelli che sono ancora con noi, offrire Svadhā a coloro che hanno lasciato il corpo e osservare ciò che attraverso la famiglia è arrivato fino a noi.

Ma possiamo anche fermarci qualche minuto e ricordare i nostri antenati spirituali: il nostro maestro, il maestro del nostro maestro e tutti coloro che, attraverso una lunghissima catena, hanno fatto in modo che un insegnamento potesse arrivare fino a noi.

Una linea ci ha dato il corpo, l’altra ci ricorda che non siamo il corpo. Ed entrambe lavorano in sinergia per renderci individui completi. Anzi, è forse proprio nell’incontro tra queste due realtà si trova una parte importante del nostro cammino che ci permette di ritrovarci.

In questi giorni vi ricordo anche i due contenuti che possono accompagnare questo lavoro.

Pitṛ Pakṣa · I 15 giorni degli antenati | Karma familiare, Jyotiṣa e mantra Svadhā

E la meditazione che stiamo praticando insieme in questi giorni, nella quale ripercorriamo sistematicamente sette generazioni del nostro albero genealogico, offrendo Svadhā e Mahā Mantra:

Meditazione per gli Antenati · 7 Generazioni, Svadhā e Mahā Mantra | Pitṛ Pakṣa

Continuiamo, se possiamo, a praticarla fino alla Sarva Pitṛ Amāvasyā del 10 ottobre.

Svadhā · Svadhā · Svadhā